La salute e sicurezza sul lavoro, per la sua natura di tematica complessa e multidisciplinare, richiede un  approccio non solo giuridico e formale alle regole della  prevenzione ma anche pragmatico, diretto a proporre alle  aziende ed ai lavoratori soluzioni operative utili a eliminare o ridurre i rischi la lavoro, le quali abbiano dato buona prova nella loro applicazione sui luoghi di lavoro.
La valorizzazione delle c.d. “buone prassi”, da sempre  propugnata a livello europeo (si pensi, in particolare, che  l’Agenzia europea per la salute e sicurezza di Bilbao promuove ogni anno una raccolta – per la relativa premiazione – di buone prassi da parte di tutti i  Paesi UE), è obiettivo pienamente coerente con la legislazione italiana che,  infatti, attribuisce alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro il compito, previa istruttoria da parte dell’INAIL, di validare le “buone prassi” – delle quali il decreto legislativo n. 81/2008 reca, all’articolo 2, una puntuale definizione – adottate volontariamente dalle imprese. In tal modo, si valorizza uno strumento di particolare efficacia, in quanto progettato, realizzato e verificato (quanto ad “impatto” in azienda)  tenendo conto dei rischi delle attività di specifico riferimento e per evitare che essi determinino infortuni o malattie professionali.
La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro,  a seguito di una lunga attività istruttoria e di una articolata discussione tra soggetti pubblici (Regioni, Ministeri e INAIL) e parti sociali nell’ambito di un comitato ad hoc, ha elaborato e approvato la prima “buona prassi” – secondo la citata definizione del “testo unico” di  salute e sicurezza sul lavoro – applicabile ai lavori in ambienti sospetti di inquinamento (comunemente noti come  “ambienti confinati”), quali i silos, le  cisterne i pozzetti e simili. Il documento, pienamente coerente con quanto disposto dal D.P.R. n.  177 del 2011, il quale richiede a tutti coloro che svolgano  attività in tali contesti lavorativi, teatro negli ultimi anni  di eventi drammatici con moltissime morti, la adozione di  procedure operative puntualmente dirette a permettere la  realizzazione “in sicurezza” delle attività lavorative di riferimento (si pensi, per tutte, alle procedure per la verifica  della esistenza di gas letali negli ambienti o, in caso di infortunio o malore, a quelle che consentono il rapido soccorso del lavoratore), è connotato dall’uso di un linguaggio  particolarmente semplice, anche corredato da illustrazioni nella forma del fumetto ed è liberamente disponibile sul sito www.lavoro.gov.it, alla sezione “sicurezza nel lavoro”  (in homepage), dalla quale si accede alla parte dedicata  alle attività della Commissione consultiva.
Tale prima “buona prassi” apre la strada alla libera e gratuita divulgazione – che i componenti della Commissione  consultiva hanno deciso debba essere realizzata innanzitutto nell’ambito della sezione appena citata del sito del  Ministero del lavoro e delle politiche sociali – di altre procedure operative, applicate volontariamente  dalle aziende e verificate quanto alla loro efficacia da parte della Commissione consultiva, che possano essere utilizzate da aziende  con rischi affini a quelle che hanno adottato le “buone prassi” per l’innalzamento dei livelli di sicurezza del proprio ciclo produttivo.
In tal modo, nel prossimo futuro verranno messi a disposizione dell’utenza strumenti di  grande impatto pratico per le imprese, scritte da operatori della sicurezza con il linguaggio  che è proprio delle imprese e destinati ad essere conosciuti e applicati in ogni attività lavorativa dello stesso tipo garantendo quella specifica “declinazione in concreto” dei principi giuridici della prevenzione che troppo spesso risulta difficile da ottenere.
La divulgazione delle “buone prassi” verrà anche affiancata – sempre allo scopo di aumentare le conoscenze dei temi della salute e sicurezza sul lavoro da parte di lavoratori e imprese e sempre innanzitutto attraverso l’utilizzo del sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – da una campagna nazionale sulle malattie professionali, tema troppo spesso poco considerato e che, invece, produce un sempre crescente impatto sociale (basti considerare che, secondo i dati ufficiali INAIL relativi agli anni 2001-2010, tali malattie sono cresciute complessivamente
del 49,3%, in controtendenza rispetto alla diminuzione degli infortuni in totale e di quelli mortali in particolare, rispettivamente diminuiti del 24,2 e del 36,6% nel medesimo lasso temporale).
La campagna in parola avrà inizio nei primi giorni di giugno e sarà diretta, attraverso canali di comunicazione diversi, a lavoratori, medici competenti e imprese, con messaggi costruiti e realizzati in modo specifico per ciascuna delle tre categorie appena citate.
In tal modo normativa, buone prassi e divulgazione di informazioni costituiscono un indissolubile assieme che – per quanto connotato dalla massima economicità per le strutture pubbliche e le imprese – dovrebbe permettere l’innalzamento concreto delle tutele antinfortunistiche in ogni ambiente di lavoro.

La salute e sicurezza sul lavoro, per la sua natura di tematica complessa e multidisciplinare, richiede un  approccio non solo giuridico e formale alle regole della  prevenzione ma anche pragmatico, diretto a proporre alle  aziende ed ai lavoratori soluzioni operative utili a eliminare o ridurre i rischi la lavoro, le quali abbiano dato buona prova nella loro applicazione sui luoghi di lavoro. La valorizzazione delle c.d. “buone prassi”, da sempre  propugnata a livello europeo (si pensi, in particolare, che  l’Agenzia europea per la salute e sicurezza di Bilbao promuove ogni anno una raccolta – per la relativa premiazione – di buone prassi da parte di tutti i  Paesi UE), è obiettivo pienamente coerente con la legislazione italiana che,  infatti, attribuisce alla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro il compito, previa istruttoria da parte dell’INAIL, di validare le “buone prassi” – delle quali il decreto legislativo n. 81/2008 reca, all’articolo 2, una puntuale definizione – adottate volontariamente dalle imprese. In tal modo, si valorizza uno strumento di particolare efficacia, in quanto progettato, realizzato e verificato (quanto ad “impatto” in azienda)  tenendo conto dei rischi delle attività di specifico riferimento e per evitare che essi determinino infortuni o malattie professionali. La Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro,  a seguito di una lunga attività istruttoria e di una articolata discussione tra soggetti pubblici (Regioni, Ministeri e INAIL) e parti sociali nell’ambito di un comitato ad hoc, ha elaborato e approvato la prima “buona prassi” – secondo la citata definizione del “testo unico” di  salute e sicurezza sul lavoro – applicabile ai lavori in ambienti sospetti di inquinamento (comunemente noti come  “ambienti confinati”), quali i silos, le  cisterne i pozzetti e simili. Il documento, pienamente coerente con quanto disposto dal D.P.R. n.  177 del 2011, il quale richiede a tutti coloro che svolgano  attività in tali contesti lavorativi, teatro negli ultimi anni  di eventi drammatici con moltissime morti, la adozione di  procedure operative puntualmente dirette a permettere la  realizzazione “in sicurezza” delle attività lavorative di riferimento (si pensi, per tutte, alle procedure per la verifica  della esistenza di gas letali negli ambienti o, in caso di infortunio o malore, a quelle che consentono il rapido soccorso del lavoratore), è connotato dall’uso di un linguaggio  particolarmente semplice, anche corredato da illustrazioni nella forma del fumetto ed è liberamente disponibile sul sito www.lavoro.gov.it, alla sezione “sicurezza nel lavoro”  (in homepage), dalla quale si accede alla parte dedicata  alle attività della Commissione consultiva.Tale prima “buona prassi” apre la strada alla libera e gratuita divulgazione – che i componenti della Commissione  consultiva hanno deciso debba essere realizzata innanzitutto nell’ambito della sezione appena citata del sito del  Ministero del lavoro e delle politiche sociali – di altre procedure operative, applicate volontariamente  dalle aziende e verificate quanto alla loro efficacia da parte della Commissione consultiva, che possano essere utilizzate da aziende  con rischi affini a quelle che hanno adottato le “buone prassi” per l’innalzamento dei livelli di sicurezza del proprio ciclo produttivo. In tal modo, nel prossimo futuro verranno messi a disposizione dell’utenza strumenti di  grande impatto pratico per le imprese, scritte da operatori della sicurezza con il linguaggio  che è proprio delle imprese e destinati ad essere conosciuti e applicati in ogni attività lavorativa dello stesso tipo garantendo quella specifica “declinazione in concreto” dei principi giuridici della prevenzione che troppo spesso risulta difficile da ottenere.La divulgazione delle “buone prassi” verrà anche affiancata – sempre allo scopo di aumentare le conoscenze dei temi della salute e sicurezza sul lavoro da parte di lavoratori e imprese e sempre innanzitutto attraverso l’utilizzo del sito del Ministero del lavoro e delle politiche sociali – da una campagna nazionale sulle malattie professionali, tema troppo spesso poco considerato e che, invece, produce un sempre crescente impatto sociale (basti considerare che, secondo i dati ufficiali INAIL relativi agli anni 2001-2010, tali malattie sono cresciute complessivamente del 49,3%, in controtendenza rispetto alla diminuzione degli infortuni in totale e di quelli mortali in particolare, rispettivamente diminuiti del 24,2 e del 36,6% nel medesimo lasso temporale). La campagna in parola avrà inizio nei primi giorni di giugno e sarà diretta, attraverso canali di comunicazione diversi, a lavoratori, medici competenti e imprese, con messaggi costruiti e realizzati in modo specifico per ciascuna delle tre categorie appena citate.In tal modo normativa, buone prassi e divulgazione di informazioni costituiscono un indissolubile assieme che – per quanto connotato dalla massima economicità per le strutture pubbliche e le imprese – dovrebbe permettere l’innalzamento concreto delle tutele antinfortunistiche in ogni ambiente di lavoro.

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