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Giulio Morelli

Corso RSPP esterno: quando serve e come si nomina

In sintesi

Il "corso RSPP esterno" è il percorso formativo — Moduli A, B e C previsti dall'articolo 32 del D.Lgs 81/08, per complessive 100 ore — che abilita un professionista a ricoprire l'incarico di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per aziende di cui non è…

di Giulio Morelli·5 min read·

Il "corso RSPP esterno" è il percorso formativo — Moduli A, B e C previsti dall'articolo 32 del D.Lgs 81/08, per complessive 100 ore — che abilita un professionista a ricoprire l'incarico di Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione per aziende di cui non è dipendente. Per l'impresa, invece, la questione è speculare: quando conviene nominare un RSPP esterno anziché autonominarsi o formare una figura interna, e come verificare che il consulente scelto abbia davvero quella formazione.

Punti chiave#

  • Il RSPP esterno deve possedere diploma, Moduli A (28 ore), B (48 ore comuni più eventuali specializzazioni) e C (24 ore), con aggiornamento di 40 ore a quinquennio.
  • La nomina del RSPP è obbligatoria e indelegabile per ogni datore di lavoro con almeno un dipendente.
  • L'esterno è obbligatorio quando l'azienda supera i limiti dell'Allegato II e non ha personale interno qualificato disponibile.
  • La verifica dei requisiti del consulente spetta al datore di lavoro.
  • Il costo dell'incarico si valuta sul piano di attività annuale, non sulla sola "reperibilità".

Interno, esterno o datore di lavoro: le tre strade a confronto#

Il D.Lgs 81/08 ammette tre configurazioni. Il datore di lavoro RSPP (articolo 34): possibile solo nelle aziende entro i limiti dell'Allegato II, con corso da 16-48 ore secondo il rischio; costa poco ma consuma il tempo dell'imprenditore. Il RSPP interno: un dipendente con i requisiti dell'articolo 32; ha il vantaggio della presenza quotidiana, ma richiede l'investimento formativo completo e resta assorbito dal ruolo. Il RSPP esterno: un professionista incaricato, con competenza distribuita su più realtà e costi certi. Nota bene: nei casi previsti dall'articolo 31, comma 6 (ad esempio alcune aziende industriali complesse), il servizio di prevenzione e protezione deve essere interno; per la generalità delle PMI, la scelta è libera.

Cosa deve fare un RSPP esterno perché l'incarico sia reale#

L'articolo 33 assegna al servizio di prevenzione e protezione compiti precisi, e l'esterno li deve coprire tutti:

  • individuazione e valutazione dei rischi, in collaborazione con il datore di lavoro e il medico competente, con supporto alla redazione e all'aggiornamento del DVR;
  • elaborazione delle misure preventive e delle procedure di sicurezza;
  • proposta dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • partecipazione alla riunione periodica annuale (obbligatoria oltre i 15 lavoratori);
  • informazione ai lavoratori sui rischi.

Nel contratto d'incarico devono comparire sopralluoghi programmati con verbale, disponibilità per ispezioni ed emergenze, e modalità di aggiornamento documentale. Un incarico costruito solo su una firma e un numero di telefono non protegge né l'azienda né il consulente.

Come scegliere (e verificare) il professionista#

Tre mosse pratiche. Primo: fatti consegnare gli attestati dei Moduli A, B e C e l'evidenza delle 40 ore di aggiornamento nel quinquennio corrente — la verifica dei requisiti è un obbligo del datore di lavoro, non una cortesia. Secondo: chiedi in quali settori il consulente opera stabilmente; un curriculum coerente con il tuo comparto vale più di qualsiasi certificazione generica. Terzo: valuta il piano di attività proposto, con numero di sopralluoghi, gestione delle scadenze e supporto in caso di controllo. Il servizio di assunzione incarico RSPP dello studio segue esattamente questo schema, su tutto il territorio nazionale (qui le zone operative).

Domande frequenti#

Quando è obbligatorio il RSPP esterno?#

Non è mai "obbligatorio l'esterno" in sé: è obbligatorio avere un RSPP. L'esterno diventa la scelta necessaria quando il datore di lavoro non può autonominarsi (azienda oltre i limiti dell'Allegato II) e non dispone di personale interno con i requisiti dell'articolo 32 disponibile ad assumere il ruolo.

Nominando un RSPP esterno trasferisco le mie responsabilità?#

No. La valutazione dei rischi e la nomina del RSPP restano obblighi indelegabili del datore di lavoro, e le decisioni di spesa e organizzazione rimangono tue. Il RSPP esterno risponde della qualità tecnica del proprio operato, ma non ti sostituisce davanti alla legge: ti mette in condizione di decidere correttamente.

Quanto costa un RSPP esterno?#

Dipende da settore, dimensioni, numero di sedi e complessità dei rischi: l'incarico per uno studio professionale non è paragonabile a quello per un'azienda manifatturiera multi-sede. Il canone annuale si valuta rispetto al piano di attività incluso. Per un numero riferito alla tua realtà, richiedi un preventivo gratuito.

Il RSPP esterno può seguire anche la formazione e le altre pratiche?#

Sì, ed è spesso il vantaggio maggiore: un unico interlocutore per DVR, formazione obbligatoria, scadenzari, verifiche periodiche e rapporti con il medico competente riduce sia i costi di coordinamento sia il rischio che qualche adempimento cada nel vuoto tra fornitori diversi.

Ogni quanto deve venire in azienda?#

La legge non fissa una frequenza, ma richiede che il RSPP disponga di tempo e mezzi adeguati. La prassi corretta prevede sopralluoghi periodici verbalizzati — con cadenza proporzionata al rischio — oltre alla presenza alla riunione periodica annuale e agli interventi straordinari (nuove lavorazioni, infortuni, ispezioni).

Nota dell'esperto — Giulio Morelli. Il segnale che uso per valutare un incarico RSPP ereditato da altri: quanti verbali di sopralluogo trovo nel fascicolo dell'ultimo anno. Zero verbali significa che il "responsabile" non ha mai visto l'azienda — e in caso di infortunio quel vuoto documentale pesa su tutti, datore di lavoro compreso. Pretendete il calendario dei sopralluoghi nel contratto.

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