Vai al contenuto
Giulio Morelli

RSPP Datore di Lavoro e rischio biologico: la formazione

In sintesi

Il datore di lavoro che svolge in proprio il ruolo di RSPP deve saper valutare e gestire anche il rischio biologico, disciplinato dal Titolo X del D.Lgs 81/08.

di Giulio Morelli·6 min read·

Il datore di lavoro che svolge in proprio il ruolo di RSPP deve saper valutare e gestire anche il rischio biologico, disciplinato dal Titolo X del D.Lgs 81/08. La pandemia da Covid-19 ha reso questo capitolo concreto per tutte le aziende, non solo per laboratori e sanità: chiunque abbia assunto l'incarico di RSPP con il percorso oggi previsto dall'Accordo Stato-Regioni del 17/04/2025 (corso base di 16 ore più modulo RSPP di 8, con modulo tecnico-integrativo nei settori a maggior rischio) deve essere in grado di riportare nel DVR l'esposizione ad agenti biologici e le relative misure di prevenzione.

Punti chiave#

  • Il rischio biologico riguarda l'esposizione a batteri, virus, funghi e parassiti: il Titolo X del D.Lgs 81/08 ne definisce classificazione e obblighi.
  • L'esperienza Covid ha dimostrato che anche uffici, negozi e ristoranti devono saper gestire un'emergenza biologica.
  • Il datore di lavoro RSPP si forma con il percorso dell'Accordo Stato-Regioni 17/04/2025: corso base di 16 ore più modulo RSPP di 8, con modulo tecnico-integrativo di 12 o 16 ore nei settori a maggior rischio.
  • L'aggiornamento RSPP datore di lavoro è quinquennale: 8 ore, uguali per tutti i settori.
  • La valutazione del rischio biologico va formalizzata nel DVR, con misure igieniche, organizzative e DPI.

Rischio biologico: non solo ospedali e laboratori#

Il Titolo X distingue le attività con uso deliberato di agenti biologici (laboratori, industrie biotecnologiche) da quelle con esposizione potenziale: sanità e assistenza, smaltimento rifiuti, depurazione, agricoltura e zootecnia, alimentare, servizi alla persona. Il Covid ha aggiunto un terzo scenario: l'agente biologico che entra in azienda con le persone, indipendentemente dalla mansione.

Per il datore di lavoro RSPP la lezione operativa è che la valutazione non può fermarsi al "non usiamo agenti biologici, quindi il rischio non ci riguarda". Vanno considerati almeno tre elementi: la possibilità di contagio interpersonale negli ambienti di lavoro condivisi, le lavorazioni che comportano contatto con materiali potenzialmente contaminati e le trasferte in contesti a rischio. Il risultato confluisce nel DVR con le misure adottate: pulizia e sanificazione, aerazione dei locali, procedure per la gestione di casi sintomatici, eventuali DPI.

La formazione del datore di lavoro RSPP: ore e contenuti#

Chi decide di svolgere personalmente l'incarico di RSPP — possibilità che il D.Lgs 81/08 riserva a determinate categorie di aziende, tipicamente le più piccole — deve frequentare il percorso disciplinato dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025:

  • corso base per datore di lavoro di 16 ore, oggi obbligatorio per tutti i datori di lavoro (entro il 24 maggio 2027), anche senza incarico RSPP;
  • modulo aggiuntivo di 8 ore per chi assume in proprio i compiti di RSPP;
  • modulo tecnico-integrativo di 12 o 16 ore per i settori ATECO a maggior rischio, tra cui agricoltura e pesca, cave e costruzioni, chimica.

Il rischio biologico rientra nei contenuti tecnici del percorso: è lì che il datore di lavoro impara a classificare gli agenti, leggere le schede dei prodotti e delle lavorazioni, scegliere misure di contenimento proporzionate. Ogni cinque anni è dovuto l'aggiornamento di 8 ore.

L'eventuale obbligo del modulo integrativo si determina in base al codice ATECO dell'azienda, non a sensazione: sbagliare inquadramento significa seguire un percorso più corto del dovuto, con attestato inutilizzabile.

Errori tipici nella gestione del rischio biologico#

Il primo errore è il DVR fermo all'emergenza: molte aziende hanno integrato la valutazione nel 2020 con protocolli Covid e non l'hanno più rivista, lasciando misure superate e riferimenti a norme emergenziali decadute. La valutazione va riportata alle condizioni ordinarie e aggiornata quando cambiano lavorazioni o conoscenze.

Il secondo è confondere igiene e prevenzione: distribuire gel e mascherine non sostituisce l'analisi — serve capire chi è esposto, a cosa, per quanto tempo, e scegliere misure in ordine gerarchico (tecniche, organizzative, protezione individuale).

Il terzo è dimenticare la sorveglianza sanitaria: per alcune esposizioni ad agenti biologici il medico competente deve essere coinvolto, con protocolli e, nei casi previsti, vaccinazioni raccomandate. Il coordinamento con il servizio di medicina del lavoro è parte della valutazione, non un passaggio successivo.

RSPP interno o incarico esterno: come scegliere#

Fare da RSPP a sé stessi conviene quando l'attività è semplice e il titolare ha tempo di seguire davvero la materia. Quando i rischi si moltiplicano — biologico, chimico, macchine, appalti — molti imprenditori preferiscono affidare l'incarico di RSPP a un professionista esterno: la responsabilità della sicurezza resta in capo al datore di lavoro, ma valutazioni, aggiornamenti normativi e rapporti con gli organi di vigilanza vengono gestiti da chi lo fa di mestiere. La scelta va ponderata sul caso concreto, e ricalibrata quando l'azienda cresce.

Domande frequenti#

Il Covid va ancora considerato nel DVR? Sì, come rischio biologico generico da contagio interpersonale, con misure ordinarie e proporzionate: aerazione, pulizia, gestione dei casi sintomatici. I protocolli emergenziali non sono più vigenti, ma l'esperienza va capitalizzata in procedure stabili per eventuali future emergenze sanitarie.

Quali aziende hanno rischio biologico "deliberato"? Quelle che usano intenzionalmente agenti biologici nel ciclo produttivo: laboratori di analisi e ricerca, biotecnologie, produzione di vaccini. Per queste la norma prevede obblighi rafforzati, tra cui misure di contenimento specifiche e, nei casi previsti, comunicazioni e autorizzazioni.

Il datore di lavoro RSPP può delegare la valutazione del rischio biologico? La valutazione dei rischi è un obbligo non delegabile del datore di lavoro (art. 17 D.Lgs 81/08). Può farsi affiancare da consulenti e dal medico competente per la parte tecnica, ma la responsabilità della valutazione e la firma del DVR restano sue.

Che aggiornamento deve fare il datore di lavoro RSPP? L'aggiornamento è quinquennale, di 8 ore, come previsto dall'Accordo Stato-Regioni del 2025. È il momento giusto per rivedere anche la parte biologica del DVR, integrando le novità normative e tecniche intervenute nel quinquennio.

I lavoratori vanno formati sul rischio biologico? Sì: la formazione dei lavoratori ex Accordo Stato-Regioni 21/12/2011 (4 ore generali più 4, 8 o 12 di specifica secondo il rischio) deve coprire i rischi effettivi della mansione, incluso il biologico dove presente. Trovi i percorsi disponibili nella pagina dei corsi.

Nota dell'esperto — Giulio Morelli. Dopo il 2020 ho visto decine di DVR con il capitolo biologico ridotto a un copia-incolla dei protocolli Covid, ormai decaduti. Quando affianco un datore di lavoro RSPP, la prima cosa che facciamo è riscrivere quella sezione sulle condizioni reali di oggi: è una delle prime pagine che gli ispettori aprono.

Vuoi una mano a rivedere la valutazione del rischio biologico o a decidere tra RSPP interno ed esterno? Richiedi un preventivo gratuito e ti rispondiamo con una proposta concreta.


Hai bisogno di consulenza?

Per una valutazione personalizzata sulla tua situazione, contatta Giulio Morelli. Risposta entro 24 ore lavorative.

Articoli correlati

Chiama subito