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Giulio Morelli

Rischio ATEX: obblighi in atmosfere esplosive

In sintesi

Un silos di farina, una cabina di verniciatura, un impianto GPL, perfino il locale di carica dei muletti a batteria: sono tutti luoghi dove può formarsi un'atmosfera esplosiva.

di Giulio Morelli·6 min read·

Un silos di farina, una cabina di verniciatura, un impianto GPL, perfino il locale di carica dei muletti a batteria: sono tutti luoghi dove può formarsi un'atmosfera esplosiva. Quando esiste questa possibilità, il Titolo XI del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro una valutazione specifica del rischio di esplosione, la classificazione delle zone pericolose e la redazione del documento di protezione contro le esplosioni, oltre a formare i lavoratori che operano in quelle aree. Non serve gestire esplosivi: bastano polveri combustibili, vapori di solventi o gas infiammabili in quantità sufficiente.

Punti chiave#

  • Il rischio ATEX riguarda molti più settori di quanto si pensi: falegnamerie, molini e mangimifici, carrozzerie, distributori di carburante, aziende alimentari con polveri di zucchero o farina.
  • Le aree con gas o vapori infiammabili si classificano in zone 0, 1 e 2; quelle con polveri combustibili in zone 20, 21 e 22, in base a frequenza e durata dell'atmosfera esplosiva.
  • Il datore di lavoro deve redigere il documento sulla protezione contro le esplosioni, da integrare nel DVR e tenere aggiornato.
  • Le attrezzature installate nelle zone classificate devono essere conformi alla direttiva ATEX 2014/34/UE, con categoria adeguata alla zona.
  • I lavoratori che operano in aree a rischio devono ricevere una formazione specifica su procedure, permessi di lavoro e comportamenti vietati.

Quando scatta l'obbligo di valutare il rischio esplosione#

La domanda corretta non è "tratto sostanze esplosive?" ma "nel mio ciclo produttivo possono liberarsi gas, vapori, nebbie o polveri combustibili che, miscelati con l'aria, potrebbero incendiarsi propagando la combustione?". Se la risposta è sì, anche solo in condizioni anomale ma prevedibili, il datore di lavoro deve applicare il Titolo XI del D.Lgs 81/08, che recepisce la direttiva sociale ATEX 99/92/CE.

La valutazione considera la probabilità che l'atmosfera esplosiva si formi e persista, la presenza di sorgenti di accensione (fiamme, scintille elettriche o meccaniche, cariche elettrostatiche, superfici calde) e l'entità degli effetti prevedibili. È un capitolo tecnico che si integra nella valutazione dei rischi aziendale e che richiede competenze impiantistiche: la classificazione delle zone si esegue secondo norme tecniche dedicate, diverse per gas e per polveri.

La classificazione delle zone: 0, 1, 2 e 20, 21, 22#

Il cuore della valutazione è la ripartizione delle aree in zone:

  • Zona 0 / 20: atmosfera esplosiva presente in permanenza, per lunghi periodi o frequentemente (l'interno di un serbatoio di solvente, l'interno di un silos di farina).
  • Zona 1 / 21: atmosfera esplosiva probabile durante il normale funzionamento (l'area attorno a una bocca di carico).
  • Zona 2 / 22: atmosfera esplosiva improbabile nel funzionamento ordinario e, se si verifica, di breve durata (aree circostanti, sfiati occasionali).

La prima serie (0-1-2) vale per gas e vapori, la seconda (20-21-22) per le polveri combustibili. Dalla zona discende la categoria di attrezzatura ammessa ai sensi della direttiva 2014/34/UE: installare in zona 1 un componente adatto solo alla zona 2 è una non conformità grave, così come dimenticare l'impianto elettrico, i carrelli elevatori o gli utensili portatili usati saltuariamente in area classificata.

Il documento di protezione contro le esplosioni#

L'esito della valutazione confluisce nel documento sulla protezione contro le esplosioni, che deve almeno indicare: i rischi individuati e la loro valutazione, le zone classificate con relative planimetrie, le misure tecniche e organizzative adottate (ventilazione, messa a terra contro le cariche elettrostatiche, manutenzione, permessi di lavoro per attività con fiamme libere), i criteri di scelta delle attrezzature e le modalità di coordinamento quando in azienda operano imprese esterne.

Il documento va redatto prima dell'inizio dell'attività e revisionato a ogni modifica significativa di luoghi, attrezzature o organizzazione del lavoro. Chi ricopre l'incarico di RSPP deve presidiare questa coerenza nel tempo: un documento ATEX fermo a un layout di impianto superato equivale, per l'organo di vigilanza, a una valutazione mancante.

Formazione dei lavoratori e gestione operativa#

Dove il rischio esiste, le procedure valgono quanto gli impianti. Il datore di lavoro deve garantire ai lavoratori delle aree classificate una formazione specifica su: natura del rischio di esplosione presente in azienda, significato della segnaletica ATEX (il caratteristico cartello "EX"), comportamenti vietati (fumo, fiamme libere, uso di dispositivi non certificati), procedure di lavoro sicure e gestione delle emergenze.

Questa formazione integra quella generale e specifica prevista dall'Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011 e va documentata con test di verifica dell'apprendimento. Per il personale che svolge manutenzioni in zona classificata servono inoltre permessi di lavoro scritti: gran parte delle esplosioni in ambito industriale avviene proprio durante attività manutentive non ordinarie. Un programma organico di corsi di formazione permette di allineare lavoratori, preposti e addetti alle emergenze sullo stesso standard.

Errori ricorrenti nelle PMI#

Tre situazioni tornano con regolarità. La prima: l'azienda alimentare o la falegnameria che non si percepisce "a rischio esplosione" e non ha mai classificato le zone, nonostante movimenti quotidiani di polveri combustibili. La seconda: la classificazione fatta anni prima da un progettista e mai riportata nel documento del datore di lavoro, che resta formalmente inadempiente. La terza: attrezzature certificate ATEX ma manutenzione affidata a ditte esterne senza coordinamento né permessi di lavoro. In tutti e tre i casi la soluzione parte da un sopralluogo tecnico e da una revisione documentale mirata.

Domande frequenti#

La mia azienda usa piccole quantità di solventi: devo comunque fare la valutazione ATEX? Sì, la valutazione va comunque eseguita: sarà poi l'analisi tecnica a dimostrare, quantità e ventilazione alla mano, che non si formano atmosfere esplosive pericolose o che le zone sono di estensione trascurabile. La differenza tra "rischio assente" e "rischio mai valutato" è sostanziale in caso di controllo.

Chi può classificare le zone ATEX? La responsabilità è del datore di lavoro, ma la classificazione richiede competenze specialistiche su sostanze, impianti e norme tecniche di riferimento. In pratica se ne occupa un tecnico esperto, spesso in collaborazione con l'RSPP, e l'esito viene formalizzato nel documento di protezione contro le esplosioni con le planimetrie delle zone.

Il documento ATEX è separato dal DVR? Può essere un capitolo del DVR o un documento autonomo allegato: ciò che conta è che esista, sia datato, riporti zone e misure e venga aggiornato a ogni modifica rilevante. In sede ispettiva viene richiesto insieme alle certificazioni delle attrezzature installate nelle aree classificate.

Che formazione serve ai lavoratori in zona ATEX? Oltre alla formazione generale e specifica dell'Accordo Stato-Regioni 21/12/2011, serve un'istruzione mirata sul rischio esplosione presente in azienda: segnaletica, divieti, procedure operative e di emergenza, uso corretto delle attrezzature certificate. Va ripetuta quando cambiano impianti, sostanze o procedure.

Nota dell'esperto — Giulio Morelli. Il caso che incontro più spesso non è l'impianto chimico, ma la falegnameria o il panificio industriale che scopre di avere zone 21 e 22 solo dopo un controllo. La classificazione delle polveri combustibili è il grande rimosso delle PMI italiane: affrontarla prima costa una frazione della sanzione, e soprattutto evita l'evento.

Se sospetti che nella tua attività possano formarsi atmosfere esplosive, non aspettare l'ispezione: richiedi un preventivo gratuito per la valutazione ATEX e la messa a norma documentale.


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