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Processo ThyssenKrupp: sentenze, principi e lezioni
Il processo per il rogo della ThyssenKrupp di Torino, in cui nel dicembre 2007 morirono sette operai, si è chiuso il 13 maggio 2016 con la conferma in Cassazione delle condanne per sei manager. La pena più alta, **9 anni e 8 mesi**, è stata inflitta all'amministratore delegato.
Il processo per il rogo della ThyssenKrupp di Torino, in cui nel dicembre 2007 morirono sette operai, si è chiuso il 13 maggio 2016 con la conferma in Cassazione delle condanne per sei manager. La pena più alta, 9 anni e 8 mesi, è stata inflitta all'amministratore delegato. Le Sezioni Unite nel 2014 avevano escluso l'omicidio volontario e qualificato i fatti come omicidio colposo con colpa cosciente.
Questo articolo, aggiornato rispetto alla notizia della sentenza di primo grado del 2011, ricostruisce le tappe del processo, i principi giuridici che ha fissato e ciò che il caso continua a insegnare a chi gestisce la sicurezza antincendio in azienda.
Cosa accadde nella notte del 6 dicembre 2007#
Poco dopo la mezzanotte del 6 dicembre 2007 si sviluppò un incendio sulla linea 5 di ricottura e decapaggio dello stabilimento ThyssenKrupp di corso Regina Margherita, a Torino. Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa sulla base degli atti, un nastro d'acciaio disallineato sfregò contro la struttura e le scintille incendiarono carta impregnata d'olio accumulata sotto la linea.
Otto operai intervennero per spegnere quello che sembrava un principio d'incendio. Gli estintori disponibili risultarono in gran parte scarichi o non efficienti. Le fiamme raggiunsero un tubo dell'olio idraulico ad alta pressione, che cedette: l'olio nebulizzato si incendiò e investì i lavoratori con un flash fire. Un operaio morì quella notte, altri sei nelle settimane successive. Uno solo degli otto sopravvisse.
Le vittime furono Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi. Lo stabilimento torinese era già destinato alla chiusura, con il trasferimento delle produzioni a Terni; la sua attività cessò nel marzo 2008.
Le carenze emerse nel processo#
Le sentenze e le cronache del processo hanno messo in luce un quadro di carenze che riguardavano sia gli impianti sia l'organizzazione. Le principali, così come riportate dalle fonti giornalistiche che hanno seguito il dibattimento, sono queste:
- perdite d'olio dai circuiti e accumulo di carta e materiale combustibile sotto la linea, in un contesto di manutenzione e pulizie ridotte;
- estintori in larga parte scarichi o scaduti;
- un sistema automatico di rilevazione e spegnimento incendi per la linea rinviato a dopo il trasferimento della produzione a Terni;
- formazione antincendio del personale non completata secondo quanto previsto;
- una prassi che portava a gestire internamente i piccoli incendi senza chiamare i Vigili del Fuoco.
Il punto decisivo del processo è stato il legame tra queste carenze e le decisioni prese ai vertici, in particolare sugli investimenti di prevenzione incendi rinviati in vista della chiusura del sito.
Le tappe del processo#
| Data | Organo | Esito |
|---|---|---|
| Aprile 2011 | Corte d'Assise di Torino | Amministratore delegato condannato a 16 anni e 6 mesi per omicidio volontario con dolo eventuale; altri cinque imputati condannati per omicidio colposo con colpa cosciente, con pene da 10 anni e 10 mesi a 13 anni e 6 mesi; sanzioni alla società ai sensi del D.Lgs. 231/2001 |
| 28 febbraio 2013 | Corte d'Assise d'Appello di Torino | Riqualificazione in omicidio colposo per tutti gli imputati, pene ridotte in una forbice tra 7 e 10 anni |
| 24 aprile 2014 | Cassazione, Sezioni Unite (sent. n. 38343/2014) | Confermata la colpa cosciente ed esclusa la volontarietà; annullamento parziale e rinvio per rideterminare le pene |
| 29 maggio 2015 | Corte d'Assise d'Appello di Torino (appello bis) | Pene rideterminate: 9 anni e 8 mesi all'amministratore delegato, tra 6 anni e 8 mesi e 7 anni e 6 mesi agli altri cinque imputati |
| 13 maggio 2016 | Cassazione, Sezione IV | Rigetto dei ricorsi e condanne definitive |
La sentenza definitiva della Cassazione è stata riportata, tra gli altri, dall'agenzia AGI. In primo grado i capi d'imputazione comprendevano, oltre all'omicidio, l'omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro (art. 437 del codice penale) e l'incendio. Secondo la ricostruzione del Post, nel luglio 2008 l'azienda aveva versato circa 13 milioni di euro ai familiari delle vittime, che a fronte del risarcimento non si costituirono parte civile.
I principi giuridici del caso#
Dolo eventuale o colpa cosciente#
La questione che ha reso il caso noto anche fuori dall'ambito della sicurezza riguarda l'elemento psicologico. In primo grado la Corte d'Assise aveva ritenuto che l'amministratore delegato, decidendo di rinviare gli investimenti antincendio, avesse accettato il rischio di un evento mortale: da qui l'omicidio volontario con dolo eventuale. La Corte d'Appello e poi le Sezioni Unite hanno escluso questa lettura.
Le Sezioni Unite hanno chiarito che nel dolo eventuale l'agente deve aver accettato l'evento, non soltanto il rischio che si verifichi. Per distinguerlo dalla colpa cosciente hanno affiancato alla cosiddetta formula di Frank una serie di indicatori da valutare insieme: la condotta e la sua lontananza da quella doverosa, la durata e la ripetizione, le conoscenze pregresse dell'agente, la sua personalità, il comportamento successivo al fatto, il contesto lecito o illecito dell'attività e la probabilità dell'evento. Nel caso Thyssen la Corte ha concluso che i dirigenti confidavano, pur sbagliando gravemente, che l'incendio non si sarebbe verificato.
Il risultato è un principio oggi citato in ogni manuale di diritto penale: anche una gestione della sicurezza gravemente carente resta di regola nell'area della colpa, ma con l'aggravante della previsione dell'evento, che pesa sulla pena.
Responsabilità dei vertici e delle deleghe#
Il processo ha confermato che la delega di funzioni prevista dall'art. 16 del D.Lgs. 81/2008 non esonera chi decide la politica degli investimenti. Le scelte di spesa sulla prevenzione restano in capo a chi ha il potere di adottarle, e la loro omissione è un elemento della colpa. Il tema è approfondito nell'articolo sui dirigenti con delega di funzioni.
La responsabilità dell'ente#
La società è stata coinvolta come ente ai sensi del D.Lgs. 231/2001, che dall'agosto 2007 include tra i reati presupposto l'omicidio colposo e le lesioni colpose gravi commessi con violazione delle norme antinfortunistiche. Le Sezioni Unite hanno affrontato il nodo dell'interesse o vantaggio nei reati colposi, riferendolo alla condotta e non all'evento: il vantaggio può consistere, ad esempio, nel risparmio di costi ottenuto non investendo in sicurezza. Per le imprese il messaggio è che un modello organizzativo efficace è l'unico strumento per evitare la responsabilità dell'ente. Ne parliamo nella pagina sul modello organizzativo 231.
L'esecuzione delle pene#
Le condanne sono state eseguite in Italia per i quattro imputati italiani. Per i due manager tedeschi l'esecuzione è passata attraverso le autorità giudiziarie della Germania, dove la pena è stata adeguata al massimo previsto da quell'ordinamento per l'omicidio colposo, cinque anni. Nel 2020 uno dei due ha iniziato a scontarla in regime di semilibertà, mentre l'ex amministratore delegato ha ottenuto una sospensione temporanea in attesa della decisione della Corte costituzionale tedesca. Secondo quanto riportato da Open, è entrato in carcere nell'agosto 2023.
Cosa ha cambiato e cosa insegna sull'antincendio#
Il rogo avvenne quattro mesi prima dell'approvazione del D.Lgs. 81/2008, in un periodo in cui il riordino della normativa sulla sicurezza era già in corso, e ha segnato profondamente il dibattito pubblico su quel testo. Più che singole norme, il caso ha fissato alcune lezioni operative che le regole attuali rendono esplicite.
- I presidi antincendio devono funzionare davvero: il DM 1 settembre 2021 disciplina i controlli e la manutenzione periodica di impianti e attrezzature antincendio, estintori compresi.
- Gli addetti all'emergenza devono essere formati e aggiornati: il DM 2 settembre 2021 fissa i contenuti e la durata dei corsi per livello di rischio. I percorsi sono descritti nelle pagine sul corso antincendio di livello 3 e sulla sicurezza antincendio in azienda.
- La valutazione del rischio incendio va aggiornata quando cambiano le condizioni, anche quando un impianto è destinato a chiudere: un sito in dismissione con personale ridotto può essere più esposto, non meno.
- La pulizia e la gestione dei materiali combustibili sono misure di prevenzione, non un costo da tagliare.
- Gli incendi minori vanno registrati e analizzati come quasi-incidenti, non gestiti in silenzio.
Per un'analisi tecnica del fenomeno, con i fattori che trasformano un principio d'incendio in un evento grave, vedi l'articolo sul rischio di incendio ed esplosione. Le cronache delle udienze del primo grado restano nell'archivio del blog, ad esempio il resoconto dell'udienza del processo ThyssenKrupp.
Domande frequenti#
Perché i manager non sono stati condannati per omicidio volontario?#
Le Sezioni Unite hanno stabilito che per il dolo eventuale non basta accettare un rischio: occorre aver accettato l'evento morte come prezzo della propria scelta. Valutando gli indicatori, la Corte ha ritenuto che i dirigenti avessero previsto il pericolo ma confidato che l'incendio non si sarebbe verificato. Si tratta quindi di omicidio colposo aggravato dalla previsione dell'evento, cioè colpa cosciente.
Quali pene sono diventate definitive?#
Con la sentenza della Cassazione del 13 maggio 2016 sono diventate definitive le pene fissate nell'appello bis del 29 maggio 2015: 9 anni e 8 mesi per l'amministratore delegato e pene comprese tra 6 anni e 8 mesi e 7 anni e 6 mesi per gli altri cinque imputati. Per i due manager tedeschi l'esecuzione in Germania è avvenuta nel limite di cinque anni previsto da quell'ordinamento.
La società ThyssenKrupp è stata sanzionata?#
Sì. Già in primo grado la Corte d'Assise aveva applicato alla società le sanzioni del D.Lgs. 231/2001, tra cui una sanzione pecuniaria di un milione di euro, sanzioni interdittive, la confisca e la pubblicazione della sentenza. Il caso è diventato un riferimento sulla responsabilità degli enti per gli infortuni mortali, in particolare sul concetto di vantaggio legato al risparmio sui costi della sicurezza.
Cosa deve fare oggi un datore di lavoro per non ripetere quegli errori?#
Deve garantire che la valutazione del rischio incendio sia aggiornata, che estintori e impianti siano controllati secondo il DM 1 settembre 2021, che gli addetti siano formati secondo il DM 2 settembre 2021 e che gli investimenti di prevenzione non vengano rinviati per ragioni economiche. Anche la registrazione dei piccoli incendi e dei quasi-incidenti aiuta a individuare i segnali prima che diventino un evento grave.
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